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Quel pasticciaccio brutto di Palazzo Chigi

Il Governo prima prova a dimezzare le spese ICTdella PA poi cerca di rimediare

Ha destato clamore, perplessità e polemiche la prima versione della Finanziaria 2016, in cui l’art. 29 prevedeva di tagliare del 50% la spesa IT nella Pubblica Amministrazione con approccio “lineare”, e quindi il budget che Ministeri, Regioni, Comuni ed enti di ricerca italiani avranno a disposizione per l’acquisto di prodotti e servizi IT.

(dalla newsletter ICT Professional n. 16 - novembre 2015)

La decisione di dimezzare gli investimenti in digitale stride con la posizione di un Governo che si dichiara “amico del digitale” e appare in totale contraddizione con il suo atteggiamento, che da un lato promuove e finanzia il piano per la banda ultralarga e la riforma digitale della PA e dall’altro taglia il budget all’IT della PA.

Nasce così un emendamento, molto più ragionevole anche se di difficile percorribilità, che prevede la razionalizzazione della spesa per IT e connettività, fino al raggiungimento dell’obiettivo del 50% alla fine del triennio 2016 – 2018 per la sola IT e al netto della spesa effettuata tramite Consip. È previsto anche che AGID predisponga un piano triennale per l’Informatica nella PA, e che sulla base di questo sia Consip a farsi attore del processo di razionalizzazione, anche promuovendo processi di aggregazione.

Non vogliamo dare giudizi, perché mentre scriviamo la questione ha ancoramolti lati oscuri e nonè chiaro se nella prima versione dell’art. 29 ci sia stato un grossolano errore in fase di stesura del testo o un deliberato tentativo di tagliare tout court per recuperare risorse e risparmiare sulle spese pubbliche, o anche solo per forzare pesantemente la mano in direzione di una centralizzazione spinta di risorse e centri di governo dell’IT nella PA.

Sta di fatto che, sulla base della protesta generale e della pioggia di emendamenti a correzione della norma, aspettiamo che la vicenda si chiarisca.

Certo è che la manovra e lo stesso approccio seguito hanno lasciato costernati gli addetti del mondo ICT e mosso le loro critiche. Le associazioni di settore hanno fatto subito sentire la propria voce, a partire dal Presidente di Confindustria Digitale Elio Catania, che ha dichiarato: «È una misura inconcepibile, incomprensibile. Noi nonce lo meritiamo; il Paese non lo merita». E ancora: «nonsembra possa essere lo stesso governo che nei mesi scorsi ha promosso il piano Crescita Digitale e la Strategia per la Banda Ultralarga e ora ordina alle PAdi tagliare del 50% la spesa intecnologie informatiche [...] È una visione incomprensibile quella che sta dietro a questa norma, anche perché in contrasto con le politiche di crescita e sviluppo dell'occupazione, di cui il digitale è il motore principale, e in aperta contraddizione con gli impegni sull'innovazione sin qui presi dal Governo.» Anche Squinzi, Presidente di Confindustria, ha ribadito in Commissione al Senato la totale assenza di logica nella norma.

 

Da parte nostra, siamo senza parole, e siccome pensiamo di non essere suficientemente intelligenti ed acuti per riuscire ad interpretare il rafinato pensiero che si celava dietro la prima stesura della norma, rimandiamo al commento che ci è pervenuto dal Club Dirigenti Tecnologie dell’Informazione di Roma con preghiera di pubblicazione, certi che tuttavia alla fine della vicenda il tutto avrà preso una piega più ragionevole

 

Roma, 27 ottobre 2015 - «Se razionalizzare significa “tagliare” del 50% gli approvvigionamenti informatici nella PA, i casi sono due, o la notizia è destituita di fondamento e si tratta di una falsa notizia diffusa tramite la rete per fare uno scherzo mediatico, oppure la notizia è vera e allora si tratta di un provvedimento miope e tragicamente autolesionista», afferma Alessandro Musumeci, Presidente del Club Dirigenti Tecnologie dell’Informazione di Roma, la principale organizzazione no-profit di dirigenti informatici della capitale, che associa oltre 450 dirigenti ICT, suddivisi equamente fra rappresentanti della domanda, essenzialmente CIO dei principali ministeri e delle più importanti amministrazioni pubbliche, e esponenti dell’offerta, imprenditori e dirigenti delle più importanti aziende italiane e multinazionali (www.cdti.org).

Come Club dei Dirigenti Informatici di Roma stentiamo a pensare che con le difficoltà che il Paese attraversa, con i problemi che ogni organizzazione complessa, come la PA, incontra nella sua trasformazione permigliorare i servizi ai cittadini e alle imprese, con le difficoltà nelle quali si dibattono le aziende e con il ritardo che l’Italia ha accumulato industrialmente nel settore ICT, ci sia chi possa pensare provvedimenti di questo tipo.

Per aumentare l’efficienza dei sistemi complessi la leva principale a disposizione è l’innovazione; questo è unpostulato non un’opinione. Ridurre del 50% gli investimenti in ICT, una delle poche leve strategiche a disposizione o è una svista clamorosa, come vogliamo continuare a immaginare, oppure vuol dire non aver neanche una minima idea di cosa sia la rivoluzione digitale e come si debba gestire la Pubblica Amministrazione.

Ci auguriamo pertanto che questo “errore di percorso”, contenuto nell’art. 29 della Legge di Stabilità (che correttamente, a nostro avviso, ribadisce nel comma 1 la centralità di Consip nel processo di approvvigionamento e nel comma 2 la necessità di un parere vincolante dell’AGID), venga rapidamente emendato nella legge che il Parlamento si appresta a licenziare, restituendo centralità all’innovazione come leva strategica per il cambiamento della Pubblica Amministrazione e per il miglioramento del servizio per il cittadino.